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Combattere il caldo con la concentrazione

D’estate è difficile anche solo pensare di affrontare qualsiasi tipo d’attività: che sia alzarsi per andare al lavoro dopo una nottata passata a fissare il ventilatore o trascinarsi in piscina o palestra a fare un po’ di allenamento. Il che è paradossale poichè si passa praticamente tutto l’anno nell’attesa che arrivi la stagione più calda per poi evitare il sole e chiudersi il prima possibile in una stanza con l’aria condizionata.

Blindarsi in una palestra a sudare risulta particolarmente intollerabile e, tra le altre cose, se da una parte le temperature così alte trascinano le energie verso la nullafacenza, dall’altra parte allo stesso modo agita gli animi e aumenta l’irritabilità. Quindi che fare per ritrovare la pace dei sensi in vista delle vacanze?

Nella mia esperienza, in questa fase dell’anno, mi ritrovo sempre ad affrontare con tanta fatica la routine più basilare (alzarsi, andare al lavoro, rimanere sveglia al lavoro, uscire dal lavoro, tornare a casa, dormire e ricominciare), eppure non è mia intenzione rinunciare alla parte della mia giornata più faticosa ma pure più soddisfacente: l’allenamento.

Tuttavia, se qualcuno più saggio di me tempo fa ha detto “aiutati che il ciel t’aiuta” io di certo non mi aspetto di fare tutto da sola: ogni mattina, dopo aver fatto colazione, una bustina di Sustenium Plus Estate e poi via diretta verso la giungla urbana.

Ma se fare i miei soliti circuiti di allenamento funzionale alle 7 di sera è chiedere troppo, d’estate preferisco orientarmi su discipline che mi arricchiscono da un punto di vista diverso.

Lo Yoga ad esempio è una macrodisciplina molto vasta che comprende al suo interno numerose tipologie diverse: da quello più statico e meditativo a quello più fluido e dinamico.

E’ sostanzialmente impossibile non trovare il tipo di yoga più adatto alle proprie esigenze, qualsiasi esse siano. Ammetto che sono sempre stata piuttosto scettica sulla parte più olistica della disciplina e mi sono avvicinata alla pratica con il solo e timido intento di fare qualcosa per migliorare me stessa, foss’anche solo l’elasticità lombare.

Essendo abituata ad attività più movimentate, riconosco che nonostante i miei sforzi di concentrazione non è stato semplice trovare il giusto equilibrio (interiore ed esteriore) per affrontare la pratica. La differenza, almeno per me, non l’ha fatta la tipologia di yoga che ho deciso di provare (hatha, vinyasa, ashtanga etc) quanto l’insegnante che mi sono ritrovata di fronte. Come a scuola, se un insegnante è in grado di farti amare la sua materia, presto o tardi ci si ritroverà sulla stessa lunghezza d’onda. Ed è così quindi che, nonostante il caldo e il rivolo di sudore che correva lungo la schiena, mantenere la concentrazione e l’equilibrio nella posa dell’albero finalmente è diventato possibile.

Altra disciplina spesso erroneamente assimilata allo yoga è il pilates: un metodo di allenamento di cui spesso si sottovaluta lo sforzo ma altamente soddisfacente ed efficace.

Il pilates è un genere di allenamento che si concentra sui muscoli posturali e può essere praticato a corpo libero oppure con l’utilizzo di macchinari specifici che, tramite l’uso di pedane semovibili e manopole, facilitano la realizzazione dei movimenti.

Se nello yoga si tende a mantenere le posizioni per un certo numero di respiri, nel pilates i movimenti vengono eseguiti lentamente ma con particolare accuratezza. Questo fa sì che la concentrazione per mantenere e ripetere un movimento sia particolarmente alta e consenta, tra le altre cose, anche di liberare la mente focalizzandosi sulle sensazioni del proprio corpo.

Il pilates è un allenamento dedicato a tutto il corpo ma il suo focus principale è la parte centrale, cioè la zona lombare e addominale: si lavora con maggiore impegno sui muscoli che tengono eretta la schiena (basta pensare alle ore in ufficio o in macchina) e compatto l’addome.

Al termine di una lezione di pilates ci si sente -ok, un po’ doloranti, lo ammetto- incredibilmente sciolti, soprattutto nella zona “core”. Naturalmente tra i vantaggi di questo allenamento c’è quello di non solo migliorare la postura (e i mal di schiena) ma anche di dare una definizione agli addominali che nessun altro tipo di workout riesce a dare (le ragazze di Victoria’s Secret insegnano).

Infine, nei giorni in cui proprio sento che nonostante il caldo ho comunque voglia di muovermi un po’ per scaricare le tensioni della giornata, per un effetto più detox di qualsiasi finocchio crudo e the verde mi alzo 45 minuti prima e con gli occhi ancora chiusi dal sonno e la faccia gonfia dal caldo mi infilo top, pantaloncini, scarpe da running ed esco a correre.

Niente musica, niente telefono, solo cardiofrequenzimetro con GPS che traccia la distanza.

Tra le 6 e le 7 di mattina quando la temperatura è tollerabile, la città è ancora silente, i supermercati stanno scaricando la merce e gli autobus sono ancora vuoti io mi lancio a correre tra i marciapiedi, fino a raggiungere il primo parchetto a disposizione.

Nemmeno le zanzare sono sveglie e negli spazi verdi ci sono solo altri runner e qualche netturbino: l’unico rumore è quello dei passi sulla ghiaia.

Sembra uno sport da highlander il running e un po’ lo è. Si è da soli, armati di forza di volontà e scarpe, nessuno davanti, nessuno dietro. L’unica gara è dentro di sé, l’unico puzzle da ricostruire è nella propria testa. All’inizio si pensa solo alla fatica, al battito che accelera, ai muscoli che si scaldano. Sorpassata la soglia dello sforzo iniziale il resto è tutta discesa: le gambe vanno da sole, il battito si stabilizza e il cervello non sente più il rumore del respiro affannato. In quella mezz’ora di solitudine, si raggiunge il massimo della concentrazione: tutto è chiaro e tutto è ancora possibile nella giornata che sta per cominciare.

Tornare a casa e fare una doccia fredda riesce a caricare di energia anche la più afosa delle giornate: provare per credere!